mercoledì 23 maggio 2007
di Giorgio Melis
Sapete quanto costa all'anno ciascun consigliere regionale a ogni sardo, compresi pensionati, ottuagenari, bambini e neonati? Appena 64 euro all'anno, circa 120mila delle vecchie lirette. Una bazzecola: all'apparenza. Ma moltiplicato per un milione 600 anime nuragiche, arriviamo a quasi 103 milioni di euro, oltre 200 miliardi di lire.
Cifra enorme, per mantenere i nostri 85 onorevoli e il personale dell'assemblea? Sembrerebbe di no, con la girandola di miliardi che ruotano attorno al pianeta Regione. E invece sono tanti, uno sproposito. Per alcuni ottimi, anzi pessimi, motivi. Neanche dieci anni fa, bastava l'equivalente di cento miliardi (di lire) per far marciare (al rallentatore) il parlamentino. C'è stato quasi un raddoppio. Giusto per rimanere agli anni recenti, nel 2001 era costato 73 milioni di euro. Per il 2007 si è toccata quota 103 milioni: trenta in più, come mostra la tabella. Un aumento in sette anni del 41 per cento, una media del sei per cento annuo, mentre il tasso di inflazione era della metà e anche meno.
| Il bilancio del Consiglio regionale della Sardegna 2001-2007 (milioni di €) | |||||||
|---|---|---|---|---|---|---|---|
| 2001 | 2002 | 2003 | 2004 | 2005 | 2006 | 2007 | |
| consiglieri | 17,71 | 19,97 | 23,80 | 23,08 | 23,21 | 21,98 | 21,89 |
| consiglieri cessati dal mandato |
14,04 | 14,05 | 14,11 | 14,60 | 16,75 | 16,75 | 16,75 |
| personale dipendente | 24,04 | 30,23 | 23,43 | 32,15 | 32,30 | 34,89 | 33,90 |
| personale dipendente in quiescenza |
--- | --- | 7,25 | 6,30 | 6,70 | 7,00 | 7,36 |
| gruppi consiliari | 5,16 | 4,87 | 5,11 | 5,40 | 5,86 | 5,86 | 5,80 |
| biblioteca, studio e informazione |
3,01 | 3,32 | 3,50 | 3,21 | 2,57 | 2,23 | 2,28 |
| provvista di beni e servizi |
4,15 | 4,95 | 4,92 | 5,57 | 4,94 | 4,03 | 4,86 |
| auto di servizio e di rappresentanza |
0,17 | 0,21 | 0,19 | 0,19 | 0,11 | 0,10 | 0,21 |
| rappresentanza | 0,29 | 0,31 | 0,31 | 0,43 | 0,35 | 0,35 | 0,36 |
| difensore civico | 0,13 | 0,13 | 0,13 | 0,14 | 0,07 | 0,09 | 0,05 |
| oneri tributari | 3,58 | 3,38 | 3,43 | 4,74 | 4,71 | 4,61 | 4,53 |
| altre spese diverse | 0,45 | 0,38 | 1,25 | 1,33 | 0,73 | 0,66 | 0,28 |
| fondo di riserva | 1,11 | 1,97 | 2,80 | 2,20 | 0,82 | 4,03 | 4,62 |
| totali | 73,87 | 83,77 | 90,23 | 99,34 | 99,12 | 102,60 | 102,90 |
Ci sono raffronti che rendono ulteriormente scandalosi questi numeri. Ogni consigliere regionale costa 1,2 milioni di euro alla collettività sarda. Ogni deputato poco di più, 1,49 milioni (totale: 750 milioni per 630 rappresentanti di Montecitorio) e ogni senatore 1,67 (totale: 527 milioni per 315 eletti a Palazzo Madama). Con una differenza abissale. Camera e Senato svolgono un'attività spalmata su un Paese di 60 milioni di abitanti, hanno impegni e doveri di rappresentanza nel mondo, una burocrazia privilegiata ma di alto rango professionale, devono curare palazzi storici con oneri enormi. E la vita a Roma, per gran parte dei parlamentari trasfertisti, costa molto più che a Cagliari per due terzi dei consiglieri che risiedono in città o provengono dal resto dell'isola.
Il costo procapite dei consiglieri, che operano su base regionale, dovrebbe essere di molto inferiore a quello di senatori e deputati: invece la differenza è minima. A conferma che il costo del palazzo di via Roma non è solo eccessivo ma intollerabile. L'odore dei (troppi soldi) che vi circolano manda sempre un sentore sempre insostenibile e impunito. Anche perché solo pochissimi, fra i tanti consiglieri che abbiamo interpellato nei precedenti servizi mostra qualche sensibilità e l'urgenza di ridurre uno scialo indecente mentre il livello delle povertà cresce in tutta l'Isola.
Nessuna iniziativa per rispondere all'insofferenza popolare, sempre alta ma ora al picco del rigetto, è stata non presa ma neanche discussa dalla presidenza del Consiglio. Tout va bien, madame la marquise: prendi i soldi, porta a casa e chissenefrega di chi protesta. Il muro di gomma rintuzza l'indignazione che col tempo e per stanchezza rinuncia a farsi sentire, ogni volta frustrata.
Ma il vento comincia a cambiare e soffia di nuovo un risentimento di massa contro i costi di una politica di nuovo delegittimata, autoreferenziale, arrogante, che ci confeziona e ci impone anche i candidati designati da venti persone in tutta Italia e che gli elettori non possono neanche scegliere in una lista aperta. Il troppo stroppia e l'allarme-denuncia del libro subito bestseller di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella (“La casta. Come i politici italiani sono diventati intoccabili”), l'allarme lanciato da D'Alema e ribadito da Sergio Romano sul Corriere della Sera, sono piombati come un macigno nella scena italiana, moltiplicando i cerchi concentrici che hanno messo sul chi vive la politica.
I sondaggi di Ilvo Diamanti su Repubblica (domenica) e di Renato Mannheimer sul Corriere (ieri) ha dato convergenti e conclusivi risultati sul gradimento del Parlamento e dei politici. La sfiducia ha raggiunto punte del 70 per cento (sotto sono solo le banche), l'insofferenza e il “menefreghismo disprezzante” (definizione di Giuseppe De Rita, fondatore del Censis) sono cresciuti in misura esponenziale. Fino a far temere che abbiano ragione D'Alema e Sergio Romano (ma anche molti leaders che convengono sull'allarme) che domenica hanno evocato la possibilità di un rigetto popolare in grado di provocare un nuovo collasso della politica come nel 1992, all'implosione di Tangentopoli per il ciclone Mani Pulite.
Ieri è intervenuto Fausto Bertinotti, per il quale il rischio «è già in atto», ed ha invocato riforme e radicali interventi sui costi della politica: crescendo, «alimentano la sfiducia dei cittadini». Anche il governo, che pure aveva tagliato del dieci per cento le indennità dei ministri, ha in animo di proporre un provvedimento organico per limitare le spese della politica.
Il ministro Santagata chiederà che le indennità parlamentari siano depurate di quelle accessorie (esentasse) e portate a massino di 6-7 mila euro mensili certi, con taglio dei vitalizi e delle pensioni d'oro. Ci sono proposte anche più radicali, che riguardano gli appannaggi per i vari livelli della rappresentatività politica (regionali, provinciali, comunali e circoscrizionali), che assieme alle società miste pubblico-private hanno enormemente dilatato il ceto politico e l'enorme prelievo di denaro pubblico, in aggiunta ai rimborsi elettorali senza controllo.
Tutta una serie di misure che abbiamo caldeggiato da tempo su questo giornale, con qualche risposta positiva e un compatto muro di silenzio e indifferenza da parte della massa dei consiglieri e dei politici sardi. Soldi ben spesi e pochini davvero sarebbero da investire per misurare il gradimento della nostra assemblea e delle altre dove si è sviluppato enormemente un professionismo politico avido e senza altra motivazione che guadagni indebiti. Se il Parlamento non va oltre un 30 per cento di consenso, quello del nostro parlamentino sarà probabilmente anche inferiore. Quotidiani, tv e imprenditori privati sardi finanzino questa ricerca, visto che il pubblico trova soldi per ogni causa ma si guarda bene dal testare gli umori dei cittadini.
E torniamo dunque al nostro palazzo dorato-fumé del Consiglio regionale. Quest'anno il bilancio fa segnare un lievissimo aumento: appena trecentomila euro in più rispetto al 2006, a quota 102 milioni 900 mila euro. Non è un caso. E' che i segnali sono arrivati, anche con le ripetute e vaste proteste e la raccolta di firme per una legge di iniziativa popolare (prontamente insabbiata) per dimezzare le indennità dei consiglieri. Sforare ancora oltre i 102 milioni 600 mila euro del 2006 dev'esser parso rischioso e si è pigiato sul freno. Come era già avvenuto nel 2004 e 2005, con incrementi limitati, benché i consiglieri fossero passati da 80 a 85.
Insomma, c'è stata una svolta virtuosa , e bisogna renderne merito, dall'inizio della legislatura: forse influenzata e nel segno dell'austerità adottata da Renato Soru alla Regione. Ma non basta aver bloccato la deriva dello scialo precedente, davvero clamoroso. Sarà pura, dannata e sfortunata coincidenza, ma le impennate pazzesche nel costo del Consiglio sono coincise con gli anni del malgoverno del centrodestra alla Regione e del Consiglio, sotto la presidenza dell'ineffabile Efisio “Moro Seduto” Serrenti. Dal 2001 al 2004, il Consiglio è passato da un costo di 73 a 99 milioni di euro, un salto di 26 milioni che grida vendetta.
Purtroppo nessuno può legalmente invocarla perché il Consiglio è autogestito e sfugge ad ogni controllo della Corte dei conti o di altre istituzioni. Ma per essere credibili, gli eredi in carica di quella voragine finanziaria dovrebbero istituire una commissione d'inchiesta interna per spiegare ai sardi come è potuta accadere e dove sono finiti i fondi di quell'innalzamento tellurico in tre anni. L'assemblea è tenuta a dare spiegazioni ai sardi. Ma forse non si troverà un solo consigliere disposto a chiederle per conto dei cittadini e nessuno diventerà una biblica statua di sale per essersi voltato a fissare quel saccheggio recente.
Nei prossimi giorni vedremo nel dettaglio e nel trend degli ultimi anni le voci del bilancio consiliare. Per il momento limitiamoci ai grandi numeri di quest'anno. La parte del leone la fanno i dipendenti, che incidono per quasi 42 milioni di euro: 34 milioni 903 mila per quelli in servizio e sette milioni per quelli in quiescenza. Ci sono trattamenti specie pregressi di enorme favore, appetibili da grandi dirigenti industriali.
Se Giacomo Spissu si lasciasse convincere dalla furente richiesta di trasparenza che viene dai cittadini, pubblicherebbe su internet e distribuirebbe l'elenco con le retribuzioni non solo dei consiglieri ma anche di tutti i dipendenti. Sono soldi pubblici su cui abbiamo il diritto di sapere tutto soprattutto perché sfuggono interamente al controllo istituzionale e sociale. Chissà che Spissu, il muto di Sassari, e altri dell'ufficio di presidenza non avvertano che i sardi non accettano più questa opacità omertosa che il Parlamento nazionale ha da tempo cancellato.
La seconda grande voce di spesa sono naturalmente i consiglieri. Quelli in carica costeranno 22 milioni e 895 mila euro, quelli cessati dal mandato 16 milioni 750 mila euro. Per un totale di oltre 39 milioni di euro. Altra voce pesante e molto controversa le erogazioni ai gruppi consiliari: cinque milioni 860 mila euro, che in gran parte servono a finanziare i partiti e i singoli senza alcun controllo. C'è una chicca, infine, tralasciando altre voci. Diminuisce costantemente e si è ridotto a soli 50 mila euro lo stanziamento per il difensore civico. Dovrebbe essere e non è mai potuto diventare l'ombudsman scandinavo, il tutore dei cittadini. È significativo, quasi una metafora coerente, dell'andazzo che domina nella casa dorata di via Roma.
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