

sabato 4 novembre 2006
Calma e gesso, cittadini. Non ci sono folle armate di torce e forconi in marcia verso viale Trento. La Giunta regionale e il suo presidente Renato Soru reggono, al contrario di quanto suggerisce il sondaggio di Coesis Research in corso di pubblicazione sull'Unione Sarda e lanciato con rintocchi di campane funebri da Videolina.
Se si votasse oggi, il centrosinistra raccoglierebbe il 48,5% dei consensi contro il 45,5% dell'attuale opposizione. Rispetto ai risultati del 2004, la coalizione guidata da Soru perderebbe poco più di 1 punto e mezzo percentuale (toccò il 50,13%) ma il centrodestra, nel frattempo orfano del candidato Pili, volato a Roma tra le comodità della Camera, guadagnerebbe cinque punti secchi (due anni fa aveva avuto il 40,53% dei voti).
È un altro sondaggio, che occupa ben cinque pagine della Nuova Sardegna del 4 novembre, a fornire un quadro meno perentorio dell'opinione dei sardi nei confronti del governo regionale a metà mandato. La ricerca è stata commissionata alla Freni Ricerche Sociali e di Marketing, società ala quale il quotidiano sassarese aveva affidato altre valutazioni demoscopiche, rivelatesi poi molto precise.
L'insperato recupero da un giorno all'altro non soddisfa però il presidente. Da Oristano, Renato Soru annuncia: faremo un nostro sondaggio sull'operato della Giunta. Durante un convegno di Progetto Sardegna, il presidente ha sottolineato che le risposte dipendono da come sono formulati i quesiti: "Appare singolare che questi sondaggi non abbiano affrontato aspetti importanti della politica della Giunta regionale, come la vertenza sulle entrate e il fatto che la situazione di bilancio sia stata riportata in pareggio".
Anche Freni dunque certifica un calo di consensi verso Soru, ma decisamente meno drammatico e più sfumato rispetto al naufragio proclamato dall'Unione Sarda, che deve ancora completare la giostra di numeri.
L'analisi dei dati della Nuova mette in luce un'ambivalenza di giudizio dei cittadini sardi rispetto al primo presidente della Regione eletto direttamente dagli elettori.
Scricchiola di sicuro la soddisfazione nei confronti dell'operato dell'esecutivo. Le valutazioni negative toccano il 51%, mentre i "soddisfatti" (nelle varie gradazioni) racimolano il 49%, con una bella fetta, il 16%, che si definisce contenta "così così". La massima sfiducia si raccoglie in provincia di Oristano, con poco più del 35% di valutazioni positive, mentre a Nuoro e dintorni si vola al 55%, ma con una bella quota di "poco soddisfatti".
Eppure il 53% degli intervistati ritiene che gli impegni assunti in campagna elettorale siano stati mantenuti, pienamente o in parte, mentre sono stati disattesi per il 47% (con un bel 26% per la risposta "non ha mantenuto per niente"). Si conclude 50 e 50 sulla difesa degli interessi dei sardi e dell'autonomia della Sardegna: gli elettori si dividono a metà su questo tema, ma va messo in evidenza che il 33%, cioè un terzo degli intervistati, assegna una "netta insufficienza" al lavoro di Soru e assessori.
Prevalentemente positiva la valutazione sulla politica di tutela ambientale: la sufficienza arriva dal 53% degli interpellati, ma un terzo del 47% che boccia la Giunta assegna una "netta insufficienza". Le opinioni si diversificano quando si entra nel merito di alcuni provvedimenti legati all'ambiente: le famigerate "tasse sul lusso" che colpiscono barche, aerei privati e seconde case dei non residenti, e il Piano Paesaggistico Regionale.
Le imposte che tanto hanno fatto infuriare Flavio Briatore e qualche habitué del Billionaire sono condivise da più del 50% dei cittadini interpellati, mentre il blocco delle costruzioni nella fascia fino a 3km dal mare causa ancora la spaccatura del campione in due metà speculari, raccogliendo anche adesioni meno entusiastiche da parte di chi ha votato "Sardegna Insieme" nel 2004.
Bipolare anche il giudizio sulle conseguenze della luxury tax: per il 35% porteranno più soldi nelle casse della Regione, ma il 33% paventa una fuga di turisti dall'Isola.
La bocciatura più clamorosa riguarda economia e creazione di posti di lavoro: solo il 37% dei sardi dà un giudizio positivo su un tema nevralgico per una regione in difficoltà come la Sardegna. Per il 63% invece è pollice verso, con il voto più basso assegnato dal 37% dei delusi.
Decisa, ma con un bel 26% di incerti, la soddisfazione per la chiusura della base americana nell'isola di Santo Stefano: il 46% degli intervistati esprime un giudizio positivo sulla partenza degli yankees, cui si oppone solo il 28%.
In campo sanitario, il 67% dei cittadini si ritiene scarsamente informato sul passaggio alla Regione del finanziamento del Servizio sanitario (sancito dalla Finanziaria nazionale), e il 63% ritiene questa novità poco o per niente vantaggiosa.
Infine, numeri che dovrebbero dare da riflettere allo staff della comunicazione di viale Trento: l'81% dei sardi non ha mai sentito parlare della lingua di Mesania, la variante della lingua sarda scelta dalla Regione per i propri documenti officiali, cui si aggiunge un 16% del campione che ritiene di "non comprenderla".
Cambiando testata, è arrivata la seconda puntata del sondaggio dell'Unione Sarda, incentrata sulle politiche per l'occupazione e le decisioni della Giunta su temi di una certa rilevanza. Sul lavoro, lo scontento risulta più contenuto rispetto ai dati di Freni: il 45,2% è deluso, il 44,9% vede invece soddisfatte le proprie aspettative.
Curiosi i numeri che riguardano la formazione professionale (al centro di una feroce vertenza da parte dei sindacati), in cui Soru e la sua aministrazione sono promossi dal 62% degli intervistati, mentre sul Piano paesaggistico anche Coesis vede una sostanziale spaccatura tra i favorevoli e contrari (45,2% contro 45,6%). Via libera sulle politiche sanitarie, seppur di poco (39% a 35%), mentre la tassa sul lusso, accolta favorevolmente dalla maggioranza dei sardi secondo La Nuova, a creadere all'Unione è bocciata dal 59% dei cittadini.
Rimane da riferire il disaccordo verso le decisioni della Giunta nel campo dei rifiuti (forse si allude alla bufala della monnezza campana), espresso dal 68,4%.
In attesa che il giornale di viale Regina Elena concluda la pubblicazione della sua ricerca (manca la tranche relativa al giudizio rispetto alle aspettative e alle intenzioni di voto), che permetterà una comparazione più puntuale dei dati, un accenno alle note metodologiche dei sondaggi.
La nota esplicativa di Freni è molto dettagliata: per la rilevazione, effettuata dal 23 al 27 ottobre, sono state contattate 1.923 persone, con 804 interviste validate e 1.119 sostituzioni. Il campione è stato scelto tra i maggiorenni, estratti in maniera sistematica per quote proporzionali a fasce d'età, province di residenza e genere.
Le interviste sono state fatte al telefono e hanno selezionato per quote di età e sesso gli intervistati all'interno dei nuclei familiari. La nota si conclude con la comunicazione dell'invio del sondaggio sia all'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni sia alla Presidenza del Consiglio dei Ministri per la pubblicazione nel sito www.sondaggipoliticoelettorali.it.
Più lacunose le informazioni sulla ricerca di Coesis: interviste telefoniche con l'ausilio del computer, effettuate in soli due giorni, dal 29 al 30 ottobre. Sono stati intervistati 1.001 soggetti maggiorenni residenti nell'Isola, i cui nominativi sono stati estratti in modo casuale dagli elenchi telefonici. Per la realizzazione delle 1001 interviste, sono stati effettuati 4876 contatti. Il campione è stato anche controllato, al termine del sondaggio, per quote di sesso e di età.
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